top of page

Francesco Lobriglio
Psicologo e Sessuologo Clinico

Difficoltà sessuali: capirle e lavorarci, senza giudizio

Chi arriva a un colloquio per una difficoltà sessuale spesso ci arriva dopo molto tempo. Delle difficoltà sessuali, infatti, si parla poco e male, in buona parte per paura del giudizio o per vergogna. Così passano mesi o anni prima di chiedere aiuto, e nel frattempo il problema si cronicizza, cioè da episodio diventa una condizione che dura. A quel punto si aggiunge ulteriore ansia, si comincia a evitare le situazioni in cui la difficoltà potrebbe ripresentarsi, e le coppie costruiscono nuovi e spesso fragili equilibri ignorando il sintomo.

La sessuologia clinica serve esattamente a questo, cioè a dare alle difficoltà sessuali uno spazio professionale, riservato e senza giudizio, in cui capire che cosa sta succedendo e come lavorarci. In questa pagina presento le difficoltà sessuali più frequenti una per una, con il rimando alla pagina che tratta ciascuna per intero, e poi spiego perché serve la valutazione medica, che cosa mantiene una difficoltà nel tempo e come lavoro in terapia.

Prima di descriverle, una premessa vale per tutto ciò che segue. In sessualità la norma statistica non conta, e questo vuol dire che non esiste una frequenza «giusta», un modo «giusto», un desiderio «giusto». Quello che conta è il disagio della persona, non la distanza da una media statistica. Una difficoltà, inoltre, non sempre è una disfunzione. Un problema comparso da poche settimane, o legato a un periodo di stress, spesso non ha bisogno di una terapia ma di tempo, o di poche informazioni date bene, e a volte la cosa più utile che un sessuologo possa fare è spiegare che non c'è niente da curare.

Quello che conta è il disagio della persona, non la distanza da una media statistica.

Le disfunzioni sessuali

Eiaculazione precoce

È la difficoltà sessuale maschile di cui si parla di più e per cui si chiede aiuto di meno. Si presenta come un'eiaculazione che arriva poco dopo la penetrazione, o prima, senza che la persona riesca a rimandarla, e che col tempo porta frustrazione, evitamento dei rapporti e tensione nella coppia. È anche l'unica difficoltà sessuale per cui esiste un criterio di tempo, vale a dire una durata, dalla penetrazione all'eiaculazione, sotto la quale i manuali diagnostici parlano di eiaculazione precoce. Può esserci da sempre o essere comparsa dopo anni di rapporti senza problemi, e le due situazioni si affrontano in modo diverso. In terapia si lavora sul sentire il proprio livello di eccitazione mentre sale, invece di accorgersene quando è troppo tardi, e sui pensieri che accelerano tutto, con esercizi pratici graduali, anche in coppia. Approfondisci: Eiaculazione precoce.

Disfunzione erettile

Un'erezione che non arriva, che non si mantiene, o che si perde proprio nel momento in cui conta. Un episodio isolato capita a chiunque e di per sé non è un problema. Il problema nasce quando quell'episodio diventa un'aspettativa per la volta successiva, cioè quando si comincia a chiedersi se andrà di nuovo così. Da quel momento si entra nel rapporto con l'attenzione su come sta andando, invece che su ciò che si sente, e l'eccitazione si blocca. Una difficoltà di erezione persistente merita però sempre un controllo medico, perché può essere il primo segnale di una condizione medica, cardiovascolare o metabolica, che conviene diagnosticare presto. Alcuni indizi, invece, orientano verso un'origine psicologica, come un'erezione presente al risveglio o da soli ma non con il partner, o un problema che compare solo in certe situazioni. Sono soltanto orientamenti, non diagnosi, e la valutazione va fatta da un clinico. Il lavoro psicologico, anche accanto a un trattamento medico, agisce sull'ansia di prestazione, sulle convinzioni e sulla coppia. Approfondisci: Disfunzione erettile.

Calo del desiderio

Il desiderio che cala, che manca, o che nella coppia è molto diverso fra i due partner. Sono tre situazioni diverse, ma in tutti e tre i casi la prima domanda è quanto desiderio sia «normale», e la risposta è che non esiste un livello «giusto» di desiderio. Lo stesso vale nella coppia, perché un divario fra partner non dice chi dei due abbia un problema. Prima di cercare spiegazioni psicologiche, poi, vanno guardate le cause che spesso restano invisibili, perché molti farmaci comuni interferiscono con il desiderio, e un calo della libido può essere il primo segnale di una depressione, mesi prima degli altri sintomi. Quando una causa fisica è stata esclusa, il lavoro riguarda la relazione, la storia della persona, le aspettative su come «dovrebbe» essere il desiderio e il modo in cui la sessualità si è organizzata nel tempo, spesso intorno al dovere invece che al piacere. Approfondisci: Calo del desiderio.

Dolore genito-pelvico: vaginismo, dispareunia, vulvodinia

Rapporti dolorosi, o una penetrazione diventata difficile o impossibile per una contrazione involontaria che non si controlla. La classificazione diagnostica oggi raccoglie sotto un'unica diagnosi, chiamata «disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione», tutto ciò che riguarda il dolore: la difficoltà alla penetrazione, il dolore vulvare o pelvico, la paura del dolore, la tensione della muscolatura del pavimento pelvico. I nomi di prima, vaginismo e dispareunia, si usano ancora perché descrivono due esperienze diverse. Con il vaginismo i muscoli si contraggono e la penetrazione non riesce, mentre con la dispareunia la penetrazione riesce ma fa male. La vulvodinia, che è un dolore vulvare persistente di competenza medica, può esserne la causa principale. Qui il circolo vizioso si riconosce bene, perché l'attesa del dolore contrae la muscolatura, la contrazione produce dolore, il dolore conferma l'attesa, e con il tempo i rapporti vengono evitati. La valutazione ginecologica, in questi casi, viene prima o accanto al lavoro psicologico, perché il dolore può avere cause fisiche che vanno trattate come tali. Il percorso psicologico, a sua volta, lavora sulla paura e sull'evitamento, con gradualità e senza forzature, e coinvolge il partner quando c'è. Infine va tenuto presente che non di rado, quando il dolore si riduce, compare una difficoltà dell'altra persona rimasta coperta fino a quel momento. Approfondisci: Dolore genito-pelvico.

Anorgasmia

È il mancato raggiungimento dell'orgasmo, oppure un orgasmo raggiunto con grande fatica, o solo in alcune situazioni e non in altre. Prima di tutto va detto che raggiungere l'orgasmo con la stimolazione clitoridea ma non durante la penetrazione non è un disturbo, e i manuali diagnostici hanno infatti eliminato quella vecchia categoria. Questa è una delle richieste di consulenza più frequenti, e spesso si risolve con una buona psicoeducazione, cioè con una spiegazione di come funziona l'orgasmo. Quando invece l'orgasmo non arriva in nessuna condizione, il lavoro riguarda la stimolazione, le convinzioni sull'orgasmo «giusto» e la paura di lasciarsi andare. Approfondisci: Anorgasmia.

Eiaculazione ritardata

Nell'uomo l'orgasmo che tarda, che arriva solo con una stimolazione lunga e faticosa o che con il partner non arriva affatto prende il nome di eiaculazione ritardata. È la difficoltà sessuale maschile meno conosciuta, e per questo chi la vive spesso si sente solo. Va distinta dai problemi dell'eiaculato, che sono di competenza dell'andrologo, e anche qui va prima esclusa una causa fisica o l'effetto di un farmaco. Sul piano psicologico, poi, la situazione più frequente è quella dell'uomo così preoccupato di dare piacere che cerca di eiaculare anche quando non è eccitato, mentre l'erezione, che è presente, viene scambiata per eccitazione. In altri termini l'attenzione si sposta sul piacere del partner e non su ciò che il proprio corpo sente. Il lavoro riguarda quindi la possibilità di dire che cosa si sente, lo stile di stimolazione e la coppia. Approfondisci: Eiaculazione ritardata.

Parafilie e disturbo parafilico

Un discorso a parte riguarda gli interessi sessuali atipici, che i manuali diagnostici chiamano parafilie. Un interesse insolito, di per sé, non è una diagnosi e non richiede alcuna terapia. Si parla invece di disturbo parafilico solo quando quell'interesse produce sofferenza nella persona, compromette la sua vita, o comporta un danno o un rischio per altri. È una distinzione che i manuali diagnostici tracciano con precisione e che nella pratica richiede una valutazione attenta, perché da lì dipende se un lavoro clinico serve e quale. La distinzione per intero, e quando si può lavorarci, è nella pagina dedicata. Approfondisci: Parafilie.

L'importanza della valutazione medica

Per quasi tutte le difficoltà descritte sopra si è ripetuta la stessa indicazione, e cioè che serve anche una valutazione medica. Vale la pena dirlo una volta in generale. Una terapia sessuale seria non comincia mai senza aver considerato le cause fisiche. Intervenire psicologicamente su un problema che ha un'origine organica, infatti, non aiuta, e può fare danno. Per questo, quando serve, la valutazione medica viene prima o accanto al lavoro psicologico, e gli accertamenti già fatti vanno portati al primo colloquio. Se un problema è comparso dopo l'inizio di una terapia farmacologica, quella pista va guardata prima delle spiegazioni psicologiche, insieme al medico che la prescrive. Trovare ansia o stress, inoltre, non basta per considerarli la causa del problema.

Come si mantiene una difficoltà sessuale?

Il meccanismo che tiene in piedi la maggior parte delle disfunzioni è paradossale: più ci si sforza, peggio è. Succede perché l'eccitazione e l'orgasmo non obbediscono alla volontà, e richiedono anzi di lasciare andare il controllo. Quando si entra nel letto con un compito («devo funzionare», «devo farcela stavolta») l'attenzione si sposta dal piacere alla prestazione, cioè da ciò che si sente a come si sta andando. Ci si guarda da fuori, si monitora il proprio corpo come un esaminatore, e proprio questo stato d'allarme spegne la risposta sessuale. A quel punto ogni fallimento conferma la paura e rende più probabile il successivo, ed è in questo che consiste il circolo vizioso.

Anche il partner, senza volerlo, può alimentare il circolo vizioso, per esempio con un commento, un sospiro o atteggiamenti giudicanti. Per questo spesso il lavoro non è solo su una prestazione ma anche sulla relazione.

Come lavoro in terapia

Prima di trattare una difficoltà sessuale serve capire la funzione che ha per quella persona e per quella coppia, perché gli stessi sintomi possono avere significati diversi in storie diverse, ed è da lì che si parte. Benché ci siano protocolli efficaci, in alcune situazioni potrebbe essere necessario un lavoro più ampio, pena il fallimento di un percorso standardizzato ma non adatto alle persone coinvolte. In ogni caso il lavoro si articola nei sei punti che seguono.

  1. Una valutazione completa, i colloqui che toccano la storia psicologica, quella medica, la relazione e la storia sessuale; con le coppie, vengono effettuati anche colloqui separati. In questa fase si decide tutto il resto, cioè se serve una terapia, quale, o se basta una consulenza.

  2. Psicoeducazione. Vuol dire spiegare come funziona la risposta sessuale. Molte difficoltà, infatti, si reggono su informazioni mancanti o sbagliate che nessuno ha mai corretto, perché «sembravano ovvie». In realtà non lo sono quasi mai.

  3. Un lavoro graduale ed esperienziale, non prestazionale: esercizi concreti e calibrati da fare a casa, in cui conta il processo e non la riuscita performante (sarebbe un modo per far diventare la terapia un altro banco di prova). Se un esercizio o compito «non riesce», non è un fallimento, è un'informazione preziosa che permette di lavorare sulle difficoltà.

  4. Il lavoro sulle convinzioni: le idee su come «si dovrebbe» funzionare, il dovere di dare piacere, la prestazione come esame. Questo livello rappresenta il piano cognitivo (mentale) che influenza il comportamento sessuale.

  5. In coppia o da soli. Quando c'è un partner disponibile, coinvolgerlo è una risorsa, perché certe parti del lavoro funzionano meglio in due. Ma si lavora anche individualmente, su valutazione, ansia, convinzioni e storia personale. Non serve avere un partner per iniziare.

  6. Nel rispetto dei tuoi valori. Non ho un'agenda su come dovrebbe essere la tua sessualità. Si lavora sugli obiettivi tuoi, dentro la tua visione del mondo, anche religiosa. Si interviene su una convinzione solo quando è lei a impedirti di arrivare dove vuoi arrivare tu.

Francesco Lobriglio, Psicologo e Sessuologo Clinico, Psicoterapeuta in formazione. Iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, n. 11908.

Ricevo in presenza a Firenze, presso il Centro Il Ponte in via Scipione Ammirato 37, e online in videochiamata (come funziona: Terapia online). Il lavoro sessuologico online è ben praticabile, perché i colloqui e il lavoro sulle convinzioni si svolgono in seduta, mentre gli esercizi pratici si fanno comunque a casa vostra.

Puoi scrivermi su WhatsApp al +39 375 784 1966 o prenotare un primo colloquio su MioDottore. Il primo colloquio serve a capire, non a etichettare. Si parla di cosa ti porta qui e si decide insieme se e come proseguire.

Domande frequenti

  • Sì. Raggiungere l'orgasmo con la stimolazione clitoridea ma non durante la penetrazione non è un disturbo, e i manuali diagnostici hanno infatti eliminato questa vecchia categoria. Si tratta anche di una delle richieste di consulenza più frequenti, che spesso si risolve con una buona psicoeducazione.

  • Entrambe le cose sono possibili. Con un partner disponibile alcune parti del lavoro funzionano meglio in due, mentre la valutazione, il lavoro sull'ansia e quello sulle convinzioni si fanno anche individualmente. Non serve avere una relazione per iniziare.

  • È l'obiezione più comune, ma quasi nulla nella sessualità adulta è innato. Ciò che oggi vivi come spontaneo è stato appreso, e ogni apprendimento all'inizio è deliberato, cioè fatto con attenzione e di proposito. Gli esercizi proposti servono proprio a togliere l'obbligo della prestazione, non ad aggiungerne uno.

  • Se ci sono segnali fisici (problema costante in ogni situazione, insorgenza graduale, farmaci in corso), il controllo medico viene prima o insieme al lavoro psicologico. In ogni caso una terapia sessuale seria considera sempre il corpo, e se serve una visita medica indico io a chi rivolgersi.

  • No. Può dipendere da farmaci, da condizioni mediche, da un inizio di depressione, oltre che dalla relazione e dalla storia personale. Per questo la valutazione è completa e considera tutte queste possibilità. Trovare ansia o stress, inoltre, non basta per considerarli la causa del problema.

  • Sì. I colloqui si svolgono in videochiamata. Come lavoro online lo trovi qui.

bottom of page