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Francesco Lobriglio
Psicologo e Sessuologo Clinico

Disfunzione erettile: cause psicologiche e terapia

Una difficoltà di erezione, di solito, resta a lungo qualcosa di cui non si parla con nessuno. Spesso tutto comincia con un episodio che può allarmare fin da subito oppure a cui sul momento non viene dato molto peso. Quando invece si ripete, la difficoltà comincia a occupare i pensieri anche durante la giornata, e la persona prova a spiegarsela con la stanchezza, con l'età o con il periodo, oppure la riassume in una frase, «sono impotente», che dice più di quanto sia successo, perché definisce la persona e non il sintomo. In alcuni casi l'erezione c'è in sporadiche situazioni, in altri arriva e non si mantiene, in altri ancora è cambiata negli anni, e ognuna di queste forme dice qualcosa di diverso su ciò che sta succedendo. A questo si aggiungono, con il passare del tempo, la paura della volta successiva, l'evitamento dei rapporti e a volte delle relazioni, il silenzio con il partner e le conseguenze sull'autostima, che spesso pesano più del sintomo stesso e sono il motivo per cui si arriva a chiedere aiuto.

Un episodio capita a chiunque, soprattutto alle prime esperienze, con un partner nuovo, dopo aver bevuto, o quando in realtà non si aveva voglia di un rapporto. Di solito passa da sé e non è un disturbo. Le classificazioni cliniche parlano di disturbo erettile (nel linguaggio medico, disfunzione erettile) quando la difficoltà si ripete nella maggior parte delle occasioni, dura da mesi e pesa sulla persona. Ma prima della diagnosi, ciò che conta è capire di quale difficoltà si tratta: da quando c'è, in quali situazioni, e che cosa l'ha messa in moto.

Le cause

Per capire di quale difficoltà si tratta, nel primo colloquio si parte da due domande, le stesse che valgono per ogni difficoltà sessuale. La prima è se la difficoltà c'è da sempre oppure è comparsa da un certo punto in poi, e la seconda è se si presenta in ogni situazione oppure solo in alcune. Le risposte orientano, perché una difficoltà presente fin dalle prime esperienze, o che compare solo con un partner e non da soli, fa pensare più spesso a fattori psicologici e relazionali, mentre una difficoltà comparsa gradualmente dopo anni senza problemi, presente in ogni situazione, con un'erezione che fatica ad arrivare più che a mantenersi, fa pensare al corpo. Si tratta di indizi e non di prove, e la risposta più frequente, nella pratica, è «un po' e un po'», cioè una parte fisica e una parte psicologica che si sommano.

Per questo la visita medica non è un passaggio da temere. L'erezione dipende dai vasi sanguigni, dal sistema nervoso, dagli ormoni, e alcuni farmaci di uso comune possono interferire. A volte una difficoltà di erezione è il primo segnale di qualcosa che riguarda la circolazione o il metabolismo e che conviene sapere per tempo. Più che un allarme, è un buon motivo per una visita. Nella maggior parte dei casi bastano un colloquio con il medico, un esame obiettivo e pochi esami del sangue. Trovare un fattore fisico, poi, non chiude la questione, perché anche quando una causa fisica è presente il modo in cui si reagisce alla difficoltà può influenzare l'esito.

Questo modo di reagire ha una forma che si ripete in quasi tutte le storie. Dopo un episodio andato male, si anticipa l'esito di quello successivo aspettandosi che si ripeta. L'attenzione si sposta dal corpo del partner, dalle sensazioni e dall'eccitazione al controllo dell'erezione: c'è?, si mantiene?, sta calando? Ma l'eccitazione sessuale ha bisogno di un corpo che si lascia andare, mentre la paura attiva la risposta opposta, quella che prepara ad affrontare un pericolo. Con il tempo, poi, il pensiero che possa andare male comincia sempre prima, già nelle ore che precedono un'occasione. A quel punto la persona inizia a trovare motivi per rimandare come per esempio la stanchezza, l'orario, un impegno del giorno dopo, finché il rapporto viene evitato del tutto per non correre il rischio di un altro insuccesso. Sul momento evitare dà sollievo, ma conferma l'idea che ci sia un pericolo da cui proteggersi, e ogni volta che si evita quell'idea si rafforza. L'altra persona, intanto, legge l'evitamento come disinteresse, o come il segno di un tradimento, e la distanza che si crea alimenta la paura.

In questo circolo l'ansia è quasi sempre presente. Non per questo è «la causa». Ciò che ha avviato la difficoltà può essere stato un fattore fisico, una serata andata male, un periodo di stress, un commento. Ciò che la mantiene è il circolo. E l'umore ne risente. Spesso si accompagna a un calo dell'autostima, a un senso di inadeguatezza, a volte a un umore depresso e a un ritiro dalla vita di coppia. Di questo si parla in consultazione quanto del sintomo.

C'è poi la coppia, perché anche quando la difficoltà la vive uno solo, si manifesta quasi sempre in due, e il modo in cui l'altra persona la interpreta entra a far parte del problema. Ha importanza come il partner legge ciò che è successo, se se ne parla oppure no, e che cosa succede nei minuti dopo un rapporto andato male, perché un silenzio, una domanda di troppo o una rassicurazione affrettata possono pesare quanto il sintomo. L'idea che un uomo debba essere sempre pronto è ancora molto diffusa, da entrambe le parti, e mantiene il circolo, perché trasforma ogni rapporto in una prova da superare. Con gli anni, poi, la fisiologia cambia. Serve una stimolazione più diretta e prolungata, e l'erezione può oscillare durante il rapporto senza che questo sia un problema. Scambiare questi cambiamenti normali per una malattia è uno dei modi in cui una difficoltà nasce da un'aspettativa.

Lo stesso sintomo, poi, può assumere significati diversi in base alla persona. Per alcuni si tratta di «riuscire a performare» per evitare di essere abbandonati, per altri invece è in gioco il proprio valore personale, l'essere abbastanza uomo o l'essere abbastanza capaci. Il lavoro comincia dal capire quale di queste storie, o quale intreccio, descrive la propria.

Come lavoro in terapia

Il primo colloquio serve a capire: da quando, in quali situazioni, che cosa è già stato provato. Se necessaria si concorda una visita medica, di solito in parallelo con il lavoro psicologico. Il secondo passo è la psicoeducazione. Viene spiegato come funziona l'erezione, per capire quali comportamenti la ostacolano e quali convinzioni mantengono il sintomo. Poi si lavora su tre piani insieme.

Il primo è quello delle sensazioni. Qui lo scopo principale è quello di rieducare la mente a stare sull'eccitazione invece che sull'erezione (condizione indispensabile per ottenerla). Il compito di ottenere e mantenere l'erezione viene messo da parte per un periodo, e al suo posto si propongono esercizi da fare a casa, in cui l'obiettivo non è l'erezione ma tornare a sentire: il contatto, l'eccitazione che sale e scende, un'erezione che cala e che torna. Togliere il compito è già terapeutico. Non si impara a comandare il corpo, si impara a sentirlo e a lasciarlo rispondere. Un lavoro ulteriore riguarda l'ansia, per capire come si attiva durante il rapporto e imparare a gestirla.

Non si impara a comandare il corpo, si impara a sentirlo e a lasciarlo rispondere.

Il secondo piano è quello dei pensieri e delle credenze: l'idea che l'erezione debba essere pronta a comando e restare intatta per tutto il rapporto; il pensiero che senza erezione non si è un vero uomo, o che il partner se ne andrà; come ci si tratta dopo un rapporto andato male. Fa parte di questo piano anche chiedersi perché si vuole l'erezione: per sé, per l'altra persona, per un'idea di che cosa è un uomo. Spesso è lì che il sintomo ha le proprie radici.

Il terzo è la coppia. Quando c'è una relazione e l'altra persona è disponibile, lavorare insieme è la via preferibile, perché è in presenza del partner che l'ansia si accende ed è lì che il sintomo si manifesta in modo più forte. Non è però una condizione indispensabile: chi è single, o se il partner non se la sente, può lavorare sulla propria ansia, sulle credenze e sulla storia, e preparare il terreno per i rapporti futuri.

Esistono farmaci efficaci per la difficoltà di erezione, va detto che però non producono l'erezione da soli, ma la rendono possibile in presenza di desiderio e di stimolazione. Quando il problema è psicologico, una parte del loro effetto dipende dall'aspettativa. In altri termini ci si convince di «funzionare» grazie al farmaco, e di conseguenza non si attiva la risposta ansiosa. In alcune situazioni questo effetto si può sfruttare in modo temporaneo. Medico e sessuologo, di comune accordo, strutturano un percorso graduale che prevede la sospensione del farmaco, perché il farmaco può interrompere il circolo vizioso dell'ansia ma non incide sui comportamenti e sulle convinzioni che mantengono il sintomo.

Nelle forme in cui al centro ci sono fattori psicologici, la psicoterapia ha risultati documentati, con effetti positivi sul vissuto e sulla soddisfazione. Quando invece sono presenti fattori organici, le fonti mediche indicano come strada più solida l'integrazione fra approccio medico e lavoro psicologico. Va ricordato che in ogni caso nessun professionista può promettere un esito. Si può lavorare per capire di quale difficoltà si tratta e affrontarla nel miglior modo possibile.

Puoi richiedere un colloquio se:

  • hai difficoltà a raggiungere o mantenere l'erezione, e vivi i rapporti con preoccupazione;

  • ti accorgi che durante il rapporto sei più attento a come sta andando che a ciò che senti;

  • eviti i rapporti, o li rimandi, per non rischiare;

  • l'erezione c'è al risveglio o quando sei per conto tuo, ma non con il partner;

  • hai già fatto una visita medica, o preso un farmaco, ma senza risultato.

Francesco Lobriglio, Psicologo e Sessuologo Clinico, Psicoterapeuta in formazione. Iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, n. 11908.

Ricevo in presenza a Firenze, presso il Centro Il Ponte in via Scipione Ammirato 37, e online in videochiamata (come funziona: Terapia online). La parte psicologica del lavoro si può fare anche a distanza. La visita medica, quando indicata, resta in presenza.

Puoi scrivermi su WhatsApp al +39 375 784 1966 o prenotare un primo colloquio su MioDottore. Molte persone aspettano a lungo prima di parlarne, anche con il medico. In un primo colloquio si comincia dal capire, non dal prescrivere.

Domande frequenti

  • Quasi mai una cosa sola. Ci sono indizi che aiutano: se l'erezione c'è al risveglio o quando si è da soli, se la difficoltà è cominciata all'improvviso dopo un episodio, se cambia con la situazione o con la persona, la componente psicologica è più probabile. Sono indizi, non prove, e anche una malattia accertata non dimostra da sola la causa. Il modo più onesto di rispondere è occuparsi con il medico della parte organica e vedere i fattori psicologici nel colloquio, nessuno esclude l'altro.

  • Quando la difficoltà è comparsa a poco a poco, è presente in ogni situazione, o coincide con l'inizio di un farmaco o con un problema di salute, sì: una visita andrologica o dal medico di base è la prima cosa, perché l'erezione dipende dai vasi sanguigni e dal metabolismo e a volte è il primo segnale di qualcosa che conviene sapere. Non è un'alternativa al colloquio: spesso si fanno in parallelo.

  • Per molte persone il farmaco, prescritto dal medico, è un aiuto reale e può rompere il circolo dell'ansia. Ma non produce l'erezione da solo, servono il desiderio e la stimolazione, e non cambia ciò che il sintomo si porta dietro: il monitoraggio dell'erezione, il silenzio nella coppia, l'idea di sé. Le stesse fonti mediche raccomandano di affiancare al farmaco un lavoro psicologico e di coinvolgere il partner.

  • Se c'è una relazione, lavorare a due è la via più diretta, perché è con il partner che la paura si presenta ed è lì che il sintomo trova o perde il suo posto. Non è una condizione indispensabile: chi è single, o se il partner non se la sente, può lavorare sulla propria ansia, sulle credenze e sulla storia, e prepararsi ai rapporti futuri.

  • Con l'età l'erezione cambia: ha bisogno di più stimolazione, oscilla, non arriva a comando. Questo è fisiologico, non è una malattia, e a volte basta questo per rendere problematica la situazione.

  • No. Capita a tutti, e quasi sempre non rappresenta un problema. Ciò che può trasformare un episodio in un problema non è l'episodio, ma quello che si fa dopo: aspettarsi che si ripeta, monitorare l'erezione, evitare i rapporti. Se ti accorgi di aver cominciato a preoccuparti per la volta successiva, è questo il momento in cui parlarne è utile.

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