Ansia da prestazione sessuale: quando il valore di una persona dipende dal funzionare
Chi chiede aiuto per una difficoltà di erezione o per un'eiaculazione precoce spesso arriva a una conclusione: «se non funziono, non valgo nulla». L'ansia è la parte che si vede, con le sue manifestazioni nel corpo. Nella mia esperienza clinica, dietro c'è spesso una convinzione di base, e cioè che il proprio valore dipenda dalla prestazione sessuale. Quando è così, in un rapporto sessuale è in gioco molto più del piacere, perché il modo in cui la persona si percepisce dipende da come va a finire. Il rapporto diventa un test, una prova da superare che conferma o smentisce il proprio valore. Le frasi che sento più spesso sono «non sono abbastanza uomo», «non valgo abbastanza», «se non ci riesco non valgo nulla». Qui spiego che cos'è questa convinzione, da dove viene, come mantiene il sintomo e perché in terapia si lavora su di essa prima che sul sintomo.
Che cosa vuol dire «valore condizionato»
In psicologia cognitiva si parla di convinzione di base quando una persona ha una regola su di sé, che difficilmente mette in discussione. «Valgo se funziono» è una di queste regole. Il valore dipende da una condizione che va soddisfatta ogni volta, per questo si chiama condizionato. Questo vuol dire che ogni rapporto sessuale diventa una verifica, e che un'erezione mancata non viene vissuta come un episodio ma come un giudizio sulla persona.
Chi ha una difficoltà di erezione di rado dice «ho perso l'erezione». Dice «sono impotente», questa espressione descrive la persona, non il sintomo. Una delle frasi che si ascoltano più spesso in terapia è «se non ho un'erezione non sono un vero uomo, e l'altra persona mi lascerà». In questa frase ci sono tre cose insieme: la prestazione, l'identità e la paura di essere abbandonati.
La convinzione non nasce durante il rapporto. Si intreccia con la storia personale e con le idee sulla sessualità maschile che circolano nella nostra cultura. Le più diffuse sono state descritte con chiarezza dai clinici: la prestazione conta più del piacere; l'uomo deve sempre essere attivo e prendere l'iniziativa; il sesso coincide con il rapporto penetrativo; il sesso richiede sempre un'erezione; l'uomo deve sempre avere desiderio. A queste si aggiunge l'idea che l'uomo sia responsabile dell'eccitazione dell'altra persona.
Prese una per una sembrano innocue, ma messe insieme producono un obbligo: bisogna sempre avere voglia, avere un'erezione e mantenerla, portare l'altra persona all'orgasmo. Chi crede di valere solo se ci riesce vive ogni rapporto come un esame da superare. I manuali diagnostici, del resto, elencano fra i fattori che contano nelle difficoltà sessuali maschili proprio il timore di deludere e la pressione degli stereotipi sulla mascolinità.
Come mantiene il sintomo
Il meccanismo è stato studiato bene e si può spiegare in poche righe. L'eccitazione sessuale ha bisogno che l'attenzione stia sugli stimoli erotici: il corpo dell'altra persona, le sensazioni, le fantasie. Quando il valore personale è in gioco, l'attenzione va altrove, sulle conseguenze di una prestazione mancata, cioè sulle critiche, sulla derisione, sull'abbandono. Il pensiero passa da «mi piace» a «devo». E quando c'è un obbligo il corpo non si eccita, perché la logica della prestazione attiva il sistema dello stress, che è fisiologicamente il contrario di quello del piacere.
Da qui parte il circolo vizioso. La persona anticipa il fallimento, l'anticipazione produce esattamente il fallimento temuto, il fallimento conferma la convinzione, e la volta successiva l'ansia è più alta. Va detto con precisione che l'ansia non è la causa prima. Negli uomini senza particolari difficoltà l'ansia non ostacola l'eccitazione. L'effetto negativo compare quando l'attenzione si sposta dallo stimolo alla prestazione. In altri termini il problema comincia quando c'è qualcosa da dimostrare, più che dall'agitazione in sé.
Perché gli esercizi da soli non bastano
Molte persone, prima di chiedere aiuto, provano tecniche trovate online: esercizi per rilassarsi, per non pensare, per concentrarsi sulle sensazioni. Sono strumenti validi, e in terapia si usano. Se però la convinzione di fondo resta intatta, l'esercizio diventa la nuova prestazione da superare. In letteratura un clinico ha definito questo fenomeno come «ansia da metaprestazione». La persona esegue l'esercizio, sa che non dovrebbe preoccuparsi del risultato, e pensa «sono rilassato, non devo avere l'erezione, allora perché non mi viene?». La regola «valgo se funziono» si è semplicemente spostata sull'esercizio. Per questa ragione il lavoro cognitivo sulle convinzioni viene prima degli esercizi e li rende utili.
Se vuoi approfondire, le difficoltà sessuali e il modo in cui si lavora in terapia sono descritte nella pagina dedicata: Sessuologia: le difficoltà sessuali.
Domande frequenti
L'ansia da prestazione sessuale è la causa delle difficoltà di erezione?
Non da sola. L'ansia è quasi sempre presente, ma il problema nasce quando l'attenzione si sposta dallo stimolo erotico alla prestazione, e questo succede soprattutto in chi fa dipendere il proprio valore dal funzionare. Si lavora su quella convinzione, non solo sull'ansia.
Che cosa vuol dire «valore condizionato»?
Che una persona si sente di valere solo a una condizione, in questo caso funzionare sessualmente. Ogni rapporto diventa una verifica e un episodio andato male diventa un giudizio su di sé.
Basta rilassarsi o fare esercizi?
Gli esercizi servono, ma se la convinzione di fondo resta, l'esercizio diventa la nuova prestazione da superare. In terapia si lavora sui pensieri e sugli esercizi insieme.
Come si affronta in terapia l'ansia da prestazione?
Con la psicoeducazione sul funzionamento dell'eccitazione, con il lavoro sulle convinzioni («valgo se funziono», «il sesso richiede sempre un'erezione») e con esercizi graduali che riportano l'attenzione sull'eccitazione invece che sull'erezione.
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